Periferie e razzismo

(da facebook, 5 febbraio 2018)

Sono cresciuto in periferie che sono state devastate dall’eroina e, quand’ero ragazzino, i segni si vedevano sui volti dei ragazzi più grandi di me (che dopo qualche tempo sparivano dalla circolazione), nei parchetti da non frequentare per la presenza di siringhe, nelle piazze chiuse dalle retate di polizia e carabinieri, nei finestrini rotti delle auto in sosta. Erano anni in cui i meridionali affollavano le carceri di città come Milano, in cui l’immigrazione straniera era insignificante, in cui la Liga Veneta e la Lega Lombarda muovevano i loro primi passi e riscuotevano un qualche consenso addossando la colpa del declino morale e sociale ai “terroni”.
Oggi la presenza d’immigrati rinsalda l’unità nazionale, ma il problema del mercato illegale di sostanze stupefacenti e del suo impatto sulla vita nelle città rimane lo stesso, così come si sono acuiti i problemi di convivenza, e non mi pare che si voglia prendere atto del fallimento delle politiche messe in campo finora o che si sia disposti a percorrere nuove strade.
Più facile seguire l’esempio di quel partito che, pur essendo minoritario, è stato continuamente legittimato in questi ultimi venti anni, anche da sinistra, come interprete autentico della pancia del popolo, depositario della verità sulle periferie.
Ci si è dimenticati che far politica significa avere un’idea di società e costruire risposte ai problemi nel solco di quella visione. Persino come mettere una panchina per strada è un atto politico: una di fronte all’altra, che faciliti il dialogo tra chi sta seduto, oppure lungo la strada di fronte alle auto che sfrecciano? Certo, qualcuno chiederà di toglierle da sotto casa per evitare che i ragazzi facciano confusione … e infatti lasciarle e agire sugli schiamazzi in altro modo è precisamente una scelta politica.
Dalle dichiarazioni di questi giorni, così drammatici per l’orrenda uccisione di una ragazza e per la strage di stampo razzista che stava per consumarsi, si capisce bene che abbiamo bisogno come l’aria di una politica sinceramente democratica e non di sbandierare soluzioni già pronte all’uso che non fanno altro che esasperare i problemi di convivenza, rendendoli sempre meno tollerabili.Abbia

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