Per una memoria riflessiva e attiva (Giornata della Momoria 2018)

(da Facebook, 27 gennaio 2018)

Da che mi sono svegliato (molto presto) alterno la rilettura di brani di libri (tra cui ‘Le sorgenti del male’ ) con la lettura di frasi, citazioni, storie e riflessioni che molti amici riportano su Facebook. E metto molti like, con gratitudine.
Poi ritorno ai libri e rifletto sul fatto che tra gli studiosi dell’Olocausto si sia affermata la convinzione che non si sia trattato di un accidente della storia, di un deragliamento dalla linea evolutiva delle società occidentali. Anzi, l’Olocausto sarebbe pienamente moderno e come tale costituirebbe una prima volta di ciò che era già avvenuto sotto altre forme e che sarebbe accaduto ancora in altro modo.
A questo punto mi torna alla mente una lezione di qualche anno fa di una mia collega (il cui libro è sulla mia scrivania, ora) sulla fascinazione del crimine e di una domanda di uno studente che, con un filo di tremore, pone il tema dei campi di concentramento; si finisce per discutere insieme se anche fatti come quelli, come le guerre, come i genocidi, possono esercitare lo stesso potere di fascinazione.
Guardo sui blog roghi di fantocci, negazionismi di comodo, saluti romani di schiere di giovani,, frasi razziste di candidati a cariche pubbliche.
È solo ignoranza?
Forse, ma mi chiedo se, per fare in modo che fatti simili non accadano più, si possa semplicemente raccontare storie e fatti corredate da convinzioni morali su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato oppure se sia necessario affrontare quei fatti e quelle storie con discussioni aperte sull’abitudine alla violenza che de-sensibilizza, sulle modalità con cui avviene la de-umanizzazione, sulla circolarità tra paura, cultura e politica, sul rispetto come soggezione o come riconoscimento. Discussioni che faccio spesso in carcere con studenti interni ed esterni.
Si, forse nel disordine dei primi pensieri della mattina è questa una debole certezza che mi sento di affermare su un argomento che scuote le coscienza di tutti: occorre ,fare memoria riflessiva sulle vulnerabilità umane nella storia e fare memoria attiva sulle proprie responsabilità, qui ed ora.

 

Sorry, the comment form is closed at this time.

Politics, University, Criminology