Omicidi di donne e risposte politiche

 

 

 

(da facebook, 3/3/2017)

Gli omicidi di donne non sono in aumento. Va detto, nonostante le apparenze, altrimenti le decisioni pubbliche prendono strade sbagliate.

Quindi non c’è problema? Al contrario: il problema c’è e riguarda il fatto che ormai da quasi trent’anni (ma la tendenza è secolare) i tassi di omicidio in generale continuano a diminuire in Italia e in Europa, mentre gli omicidi con vittime femminili diminuiscono molto più lentamente o, in alcuni casi, rimangono stabili (con il risultato che la loro percentuale sul totale degli omicidi aumenta).

La domanda allora è: come si scalfisce quel coacervo di modi di pensare e di essere, di mentalità e di comportamenti, che in certe situazioni convergono in azioni violenti contro le donne fino ad ucciderle?

La risposta più scontata, che viene riproposta anche in questi giorni, è l’aumento della severità delle pene. Bisogna sapere però che questa soluzione di solito incontra un sentimento diffuso di disgusto verso atti tanto atroci e una necessità sociale di prenderne nettamente le distanze, ma non è utile a prevenirli e dunque a ridurne stabilmente l’ammontare. Dati alla mano, pene più dure non sono più efficaci.

L’altro giorno in metropolitana ero seduto di fronte a un gruppo di ragazzini, avranno avuto 13-14 anni, che parlavano di ragazze. Ho notato che gli atteggiamenti, le descrizioni, le battute e le volgarità erano gli stessi di quando io, quasi trent’anni fa, avevo la loro età. Stereotipi machisti che circolano e s’impongono quando si è adolescenti, e che, strutturandosi nel tempo in personalità sempre più adulte, rendono accettabili quei modi di pensare e di essere che legittimano l’uso della violenza contro le donne.

Capisco che per chi governa sia più semplice approvare una legge che aumenti le pene piuttosto che mettere in campo (e finanziare) un programma strategico di riduzione della cultura violenta che si annida in certi contesti a rischio e che si fortifica grazie a quegli stereotipi che si diffondono fin dai primi sguardi dei ragazzini verso le coetanee. Ma se si vuole scalfire davvero questo fenomeno, non ci sono scorciatoie: occorre intervenire gradualmente e con determinazione sulla cultura diffusa, sull’educazione e sui contesti (spesso familiari) a rischio. Agire sulla penalità serve solo a rassicurarci un po’ che qualcosa stiamo facendo, ma è una sensazione effimera.

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