Nota a margine del reato di tortura

di Roberto Cornelli

da Ristretti Orizzonti, 7 luglio 2017

Si parla molto dell’inadeguatezza della formulazione della fattispecie di tortura che è in approvazione alla Camera. Condivido le critiche di chi ritiene questa norma, nel caso venga approvata, non pienamente conforme alla Convenzione internazionale del 1984, di difficile applicazione e con qualche rischio di creare confusione. Si poteva fare molto meglio, insomma.

Si parla molto poco, invece, (forse perché introdurre un reato è sempre un po’ più semplice che pensare a politiche ad ampio raggio) della necessità di adottare un sistema che renda possibile l’emersione del fenomeno, si preoccupi delle vittime e renda più difficile, al di là dello spauracchio del nuovo reato, la commissione di atti di tortura.
Qualche esempio, semplicemente per far capire la direzione che si potrebbe prendere per dare consistenza all’impegno delle istituzioni contro ogni forma di tortura:
1. spesso gli atti di tortura avvengono in luoghi e situazioni separati e “coperti”: la legge potrebbe prevedere forme di whistle-blowing o sistemi di monitoraggio e rilevamento di situazioni a rischio in funzione preventiva, sul modello degli early warning system previsti già in alcuni Paesi (per es. dalla U.S. Commission on Civil Rights del 1981);
2. spesso gli atti di tortura sono commessi su persone che hanno difficoltà a denunciare perché in condizioni fisiche o psicologiche di soggezione: la legge potrebbe prevedere modalità di raccolta di segnalazioni (non già denunce, ovviamente) da parte di commissioni miste indipendenti (magari anche potenziando le funzioni del Garante per i detenuti) che potrebbero agire da un lato a stretto contatto con forze di polizia (nei livelli superiori e specializzati a tal fine) e autorità giudiziaria e dall’altro per attuare progetti di prevenzione che intervengano sulle pratiche istituzionali;
3. nei Paesi dove si fa ricerca scientifica sui casi di uso eccessivo della forza (quindi stiamo parlando di fatti molto più ampi e diffusi della tortura) emerge come una piccolissima percentuale di agenti sono responsabili della stragrande maggioranza di segnalazioni. Per la tortura il dato potrebbe essere ancora più evidente, ma non lo sappiamo. La legge, in questo caso, potrebbe prevedere l’istituzione di un Osservatorio (o l’ampliamento di funzioni di osservatori o commissioni esistenti, per evitare prolificazioni di organismi) che, sulla base dei risultati di monitoraggi e ricerche, predisponga programmi di formazione obbligatori, sia generalisti (per tutte gli appartenenti alle istituzioni) sia specifici su categorie più a rischio.
Dimenticavo: sono solo alcuni esempi di ciò che si potrebbe prevedere nella legge in ottemperanza alla convenzione internazionale sulla tortura, che non parla solo di introdurre il reato ma anche di adottare provvedimenti amministrativi e formativi idonei.

 

Sorry, the comment form is closed at this time.

Politics, University, Criminology