Furti, miseria e immigrazione: la rincorsa a chi la spara più grossa

(da Facebook, 15 gen 2018)

Ci s’inizia a rincorrere su chi la spara più grossa e l’argomento prediletto, ormai da 20 anni, è il binomio immigrazione-criminalità: aumenta l’insicurezza perché aumentano gli stranieri che delinquono. Berlusconi aggiunge una motivazione che potrebbe colpire anche l’immaginario di chi è più orientato al solidarismo: rubano non perché cattivi, ma perché disperati e affamati.
Ci sarebbe molto da dire, ma prima che qualcuno rincari la dose (tremo sempre all’ipotesi) riporto al volo (e con qualche pecca di editing dovuta alla fretta) due grafici, rimandando gli approfondimenti a libri e pubblicazioni che io e molti miei colleghi abbiamo scritto.
Il primo grafico indica come l’insicurezza negli ultimi 25 anni sia rimasta tendenzialmente stabile (e quindi non è che continua ad aumentare, come spesso si dice) e aumenti di qualche punto percentuale in occasione di campagne elettorali (il caso di Roma del 2008 è ampiamente documentato in letteratura).
Il secondo grafico suggerisce tre osservazioni;
- in tutta Europa i reati (di cui la stragrande maggioranza sono contro il patrimonio: gli omicidi hanno tutt’altro andamento) aumentano considerevolmente negli anni in cui le società europee si caratterizzano per una forte crescita economica, per il consumo di massa, per la diffusione del benessere e per la riduzione delle diseguaglianze (anni sessanta e settanta). La miseria costituisce un fattore sempre più marginare nelle dinamiche dei furti. il furto “per uso personale” riguarda beni sempre meno legati alla sopravvivenza e in ogni caso il furto diventa spesso il primo anello di una catena, composta da diverse figure professionali, che alimenta mercati illegali che soddisfano bisogni o incontrano desideri diffusi (il mercato illegale delle auto rubate o degli smartphone ne sono degli esempi). Chi ruba spesso sa a chi dare ciò che ha rubato perché lo possa rivendere dopo averlo ripulito: può capitare che rubi una volta sola perché disperato (e di solito ruba cose di scarso valore che non richiedono una grande professionalità), ma più facilmente, spinto da motivazioni che sarebbe lungo approfondire ma che non possono ricondursi semplicemente alla miseria, si specializza facendone una “professione”.
- i reati contro il patrimonio aumentano in Italia in un periodo in cui l’immigrazione verso l’Italia è irrisoria (anni Settanta). Negli anni Novanta la presenza degli stranieri in Italia si fa via via più consistente per quasi un ventennio, ma sono anni in cui gli omicidi calano e i furti cessano di aumentare e, a partire dal Duemila, sembrano diminuire (non tutti i tipi e sempre su livelli alti, non paragonabili a quelli degli anni Cinquanta). Relazionare all’immigrazione l’aumento dei reati mostra limiti evidenti.
- negli anni più recenti, nonostante la diminuzione relativa del furti, sembrano aumentare le truffe e altri reati contro il patrimonio connessi con l’uso degli strumento informatici. Sono reati per cui il livello di denuncia è basso e ricostruirne l’andamento è difficile. Pensate che chi compie truffe on line sia spinto dalla miseria? O che essere straniero sia una condizione preferenziale?
In breve.
La miseria non è la causa dei furti e tanto meno delle truffe: certamente non spinge a rubare più della propensione a possedere o della volontà di continuare ad arricchirsi.
Quando l’immigrazione aumenta i reati smettono di crescere e, anzi, iniziano a diminuire;
L’insicurezza va affrontata seriamente e con cautela se non si vuole creare le condizioni perché risulti distruttiva; certamente non va agitata in campagna elettorale.

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